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L'Uomo che uccise Don Chisciotte

  • Uscita:
  • Durata: 132min.
  • Regia: Terry Gilliam
  • Cast: Robert Duvall, Adam Driver, Jonathan Pryce, Stellan Skarsgård, Olga Kurylenko, Joana Ribeiro, Óscar Jaenada, Jason Watkins, Sergi López, Rossy de Palma, Ewan McGregor
  • Prodotto nel: 2018 da GRÉGOIRE MELIN, SÉBASTIEN DELLOYE PER TORNASOL FILMS, ALACRAN PICTURES, ENTRE CHIEN ET LOUP, EURIMAGES
  • Distribuito da: M2 PICTURES

TRAMA

Toby, cinico regista pubblicitario, si ritrova intrappolato nelle bizzarre illusioni di un vecchio calzolaio spagnolo che crede di essere Don Chisciotte. Nel corso delle loro avventure comiche e sempre più surreali, Toby è costretto ad affrontare le tragiche ripercussioni del film realizzato quando era un giovane idealista, che ha inciso in modo indelebile sulle aspettative e sui sogni di un piccolo villaggio spagnolo. Riuscirà Toby a farsi perdonare e a ritrovare la sua umanità? Riuscirà Don Chisciotte a sopravvivere alla sua follia e a salvarsi dalla morte che incombe? Riuscirà l'amore a trionfare su tutto?

Dalla critica

  • Cinematografo

    Meglio fosse rimasto una chimera, un’utopia, una grande incompiuta. A conti fatti, ovvero a film visto, non è The Man Who Killed Don Quixote , bensì “The Film Who Killed Don Quixote”: un pastiche di arte e vita, palco e realtà, epica e prassi male amalgamato, molto pasticciato e vieppiù sprecato. Tanto rumore, anzi, tre decenni quasi di gestazione per nulla, per un roboante pugno di mosche: il documentario Lost in La Mancha (2002), sulla sua non realizzazione, è più realizzante del film infine realizzato. Povero Gilliam, che sulla Croisette (chiusura fuori concorso) ha perfino rischiato di non esserci: lui per un “colpetto”, il film per la querelle che l’ha contrapposto al produttore Paulo Branco, infine capitolato di fronte al giudice. Jonathan Price è un Don Chisciotte idealista e dileggiato, anche dolente ma vieppiù rincoglionito; il Sancho Panza e anche regista (Toby Grisoni) Adam Driver una vittima e un correo, sopra tutto, un attore che non sa dove buttare la testa, alla mercé di una sceneggiatura imbelle e caciarona; Olga Kurylenko è bionda, e nient’altro; la Dulcinea non di Quixote ma di Panza cagnescamente interpretata da tal Joana Ribeiro, mentre Jordi Mollà fa la nemesi. Nelle convergenze parallele tra Cervantes e film su Cervantes, all’interno di questo film su un film su Cervantes, Gilliam perde la barra, gli spettatori la speranza di un ubi consistam, un centro di gravità poetico-stilistica permanente e pertinente: migranti e mussulmani, russi danarosi di vodka, escort e schiavitù sessuale, a caval donato forse non si guarda in bocca, ma a cavaliere ritrovato sì, e purtroppo non c’è molto, se non la confusione e l’irresolutezza, la cialtroneria e la faciloneria a dare nell’occhio. Cantava qualcuno, l’importante è finire, caro Gilliam, e non necessariamente con un film. Ahilui, e ahinoi.

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